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L'ecosistema risaia Stampa E-mail

L'insediamento dalla coltivazione del riso nel Vercellese risale a prima del 1493 in territorio di Larizzate (da un documento d'archivio dell'ospedale S. Andrea in cui si rifiutava il risarcimento ai costruttori di una "pista" da riso). Nel rinascimento, fino al 1700, si coltivava il riso quasi esclusivamente sul terreno a palude. Si seminava il risone e si attenrisaiedeva l'autunno per mietere e pagare i proprietari dei terreni con una parte del ricavo. Nel 1600 si producevano 10 q di risone per ettaro, quando tutto procedeva nel migliore dei modi.
Le zanzare della specie anofele trovavano nell'acqua stagnante la sede ideale per la loro riproduzione.
Si verificò una spaventosa epidemia di malaria che, tra il 1500 ed il 1700, rese quasi deserta la piana vercellese. Il flagello della malaria si manifestava in tutte le zone coltivate a riso ma, nonostante alcune leggi restrittive la risicoltura continuava ad espandersi.
Nel 1600 coltivando frumento si moltiplicava la semente tre o quattro volte, seminando riso se ne producevano dieci misure: l'economia o la fame erano più forti della paura per i "miasmi mefitici ".
La canalizzazione dei corsi d'acqua, il risanamento dei terreni dalle acque superflue ed il mantenimento di un flusso continuo nell'acqua di sommersione delle risaie, resero l'ambiente meno favorevole alla zanzara anofele e permisero di tenere sotto controllo l'epidemia di malaria. Contemporaneamente alle zanzare si riproducevano nugoli di libellule, miriadi di rane, insetti di ogni tipo parassiti della pianta di riso o non. In risaia si allevavano pesci, aironi e rondini popolavano boschi, campi ed abitazioni e tra il frumento si moltiplicavano i papaveri. Questo ecosistema è stato messo a dura prova dai moderni sistemi di coltivazione: prodotti chimici vengono usati per il diserbo, contro gli insetti dannosi ed i funghi parassiti.
A causa dell'inquinamento delle acque irrigue è stata abbandonata la tecnica della sommersione continua delle camere di risaia per passare all'alternanza tra sommersione ed "asciutta" dei terreni. L'asciutta conduce alla minore deposizione di uova delle rane e alla riduzione del numero dei girini .Gli insetticidi produssero la scomparsa sia di insetti parassiti sia di specie innocue come le libellule. L
a riduzione del numero di insetti provocò la scomparsa di alcuni uccelli che di essi si cibavano e l'aumento di altri: meno rondini ed aironi e più corvi e gabbiani. La sostituzione di erbicidi ed insetticidi dannosi per l'ambiente con altri più innocui ha permesso il ritorno degli Aironi, del Cavaliere d'Italia, delle anatre e di altre specie. Solo la riproduzione in massa delle rane è ancora ostacolata dai periodi di asciutta resi necessari dall'inquinamento delle acque. Restano purtroppo le diverse specie di fastidiose zanzare: la malaria non colpisce più le nostre zone perché la zanzara anofele è quasi scomparsa ma rimangono la zanzara delle risaie che infastidisce soprattutto al calar del sole e quella che infesta le zone incolte che disturba per tutta la giornata. Attualmente per combattere la zanzare si utilizzano il bacillus thuringensis che si nutre delle larve ed un prodotto ricavato da una pianta che cresce in India che non è dannoso per l'uomo e l'ambiente. Per combattere la zanzara che vive in risaia può essere utile anche l'allevamento di un pesce detto "Gambusia" che si nutre delle larve di zanzara.
Non è possibile prevedere l'eliminazione di tutte le specie di insetti simili alla zanzara perché ciò danneggerebbe le rondini ed i pesci che di essi si nutrono e si spezzerebbe la catena alimentare di cui anche l'uomo fa parte.

 
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