Skip to content
Home arrow Tradizioni arrow Lavori tradizionali arrow Altri Mestieri arrow La lavorazione della canapa
La lavorazione della canapa Stampa E-mail

Dall'intervista a Giuseppina Cattaneo

"In tempo di guerra seminavamo la canapa e poi quando era matcanapaura la tagliavamo e facevamo dei covoni, che fossero adatti da portare anche per una donna, e andavamo an ti bul, quelle pozze che il Po formava riempiendo gli scavi dell'estrazione della sabbia e della ghiaia. Piantavamo 4 pali in modo che fossero ben assicurati e mettevamo la canapa a mollo. Non mi ricordo di preciso per quanto tempo, ma almeno 7 o 8 giorni ci stava. La toglievamo, la portavamo a casa e la facevamo seccare al sole. Quando era secca veniva la stagione che i lavori dei campi davano un po' di tregua e allora la spaulavu, che vuol dire metterla su una panca di legno forte, spesso, che aveva anche un asse di traverso. Si metteva la canapa contro quell'asse e si batteva con un bastone, così saltavano via tucc i scaravei e rimaneva solo la fibra della canapa.
Così veniva giù solo la più secca, quella che non era proprio ben matura bisognava separarla con un piccolo bastone chiamato spaulet, e ripassare ogni fusto e con le mani rifinire il lavoro. Ma non era ancora buona da filare, bisognava portarla dal cnun che te la pettinava e poi bisognava raccoglierla in trecce. Rimaneva pulita, pronta per essere filata; quella che veniva scartata era la stoppa, che però non si buttava via, qualcuno la filava per fare dei sacchi. Adesso la usano ancora gli idraulici."


 
< Prec.   Pros. >