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I fontanili Stampa E-mail

Con il termine fontanile si intende l'artificio grazie al quale l'uomo ha imbrogliato e gestito la "risorgiva"; questa indica invece l'affioramento naturale della falda, di acque che scomparse nel sottosuolo in aree alpine o di alta pianura, riaffiorano poi in pianura (distinguendosi così dalle sorgenti che sono in montagna).
I fontanili possono perciò definirsi, dal punto di vista naturalistico, "microambienti artificiali e artificialmente mantenuti in condizioni utili all'uomo". Il fontanile classico si può ritenere così composto: ha inizio con una "testa", in cui si trovano le bacche o polle, che sono le vene di risalita; dalla testa parte un'asta, cioè un canale, che può essere a sua volta ramificato, che convoglia l'acqua nella zona di utilizzo.
La testa è una escavazione fatta dall'uomo, la cui profondità varia a seconda del livello di falda. Per facilitare la salita dell'acqua dai livelli acquiferi inferiori vengono talora infissi, in corrispondenza delle polle o "occhi di fontana", dei tubi sporgenti per pochi decimetri, ma lunghi 3 o 4 metri e di piccolo diametro. Un tempo si utilizzavano botti o tini (quindi di legno) e, successivamente, tubi di ferro o di cemento; da questi tubi l'acqua fuoriesce zampillante e defluisce liberamente nell'asta. Una delle caratteristiche più interessanti delle acque risorgive è la costanza della temperatura: mentre le acque di superficie hanno escursioni termiche anche di 20° nell'arco dell'anno, quelle dei fontanili oscillano di poco; la loro temperatura è indicata da 2° agli 11°.
Successivamente il fontanile acquisì anche la funzione di pozzo: probabilmente in occasione di qualche periodo di elevata siccità, si cercò di approfondire le botti infisse, tentando di raggiungere i livelli idrici inferiori e provocare l'afflusso dell'acqua. Soltanto verso la metà del XVI secolo le acque dei fontanili, per la loro caratteristica di avere temperatura costante, incominciarono ad essere sfruttati per la pratica colturale molto importante nella Pianura Padana: la marcita. L'acqua relativamente calda dei fontanili veniva fatta scorrere, nei mesi invernali, su terreni appositamente sistemati, e ciò permetteva la crescita di alcune graminacee che così potevano essere raccolte già nel mese di marzo.
Nella Pianura Vercellese - Novarese - Lomellina invece, già da tempo si era andata affermando la coltura che ancora oggi la caratterizza: la risaia. La coltura del riso storicamente attraversò tre fasi. La prima avvenne nelle acque stagnanti nei pressi del fiume Sesia e può essere classificata come una vera e propria opera di bonifica.
La seconda fase si avvalse attraverso il dissodamento delle brughiere sulle quali vennero convogliate le acque dei fiumi e dei fontanili, attraverso canali. Il terzo ed ultimo passo, la risaia lo compì estendendosi anche ai terreni fertili scalzando altre colture e sostituendosi anche a boschi e pascoli. Ma ad ogni passo la risaia ha dovuto affrontare il grave e difficile problema dell'irrigazione su grande scala e si è sviluppata in subordine a questa.
L'estinzione di fontanili si è verificata soprattutto il Lombardia, nel comune di Milano e nei comuni limitrofi.
A causa dello sviluppo industriale, i fontanili hanno cominciato dapprima a perdere di interesse economico e quindi a non essere più correttamente gestiti; con l'abbandono o per lo meno lo spopolamento di vaste zone agricole, la mancanza di manodopera, non ha consentito di mantenere efficienti i fontanili, cioè di rimuovere la vegetazione acquatica, il limo del fondo e regolare la vegetazione sulla riva. Inoltre, l'espansione edilizia e l'impermeabilizzazione del suolo con vaste aree asfaltate hanno di fatto, impedito il percolamento nel terreno di gran parte dell'acqua meteorica, raccolte e trasferite altrove dalle reti fognarie; ciò ha comportato un progressivo abbassamento della falda. Si sono poi aggiunti i vari tipi di inquinamento che hanno portato in alcuni casi, alla quasi totale scomparsa delle specie vegetali e animali dei corsi d'acqua.
Oltre al notevole interesse economico che i fontanili hanno avuto storicamente e che ancora oggi rivestono, non si può non evidenziare l'importanza che essi hanno anche da un punto di vista ecologico e naturalistico.
Pur avendo il fontanile origine antropica, al suo interno si instaura un ecosistema, in continua evoluzione, peculiare sia per le specie vegetali sia per quelle zoologiche che si rinvengono in esso.
Di grande interesse sono anche le biocenosi dal punto di vista faunistico dal momento che i fontanili possono rappresentare un rifugio per molte specie animali che vanno scomparendo in molti corsi d'acqua.
La provincia di Vercelli è forse quella più ricca d'acqua in assoluto, nei terreni di pianura mancano affioramenti di acque termali, ma in compenso, la circolazione delle acque sotterranee assume vaste proporzioni e da luogo alla formazione di sorgenti, il cui deflusso si incanala poi in canali colatori, cavi rogge. Ai piedi delle Alpi, lungo tutta una fascia di territorio, dove i terreni più grossolani, che costituiscono l'alta pianura, vengono a contatto con quelli più fini e impermeabili della bassa, sgorgano i fontanili.
L'acqua che è penetrata nel terreno sui monti, qui ritorna in superficie e viene captata e incanalata dell'uomo. Dopo aver percorso un lungo tratto di sottosuolo sgorga limpida, perché filtrata dal terreno e a temperatura costante, perché risente poco delle variazioni stagionali (nei nostri fontanili la temperatura si mantiene sempre attorno ai 9°.

 
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