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Il carradore Stampa E-mail

carradoreI carri venivano costruiti e riparati dal carradore, artigiano del legno e del ferro minusiè.
Nella sua bottega il minusié utilizzava attrezzi diversi: ressj (seghe), rabot (pialle), punteruoli, martej (martelli), lime, scupej (scalpelli), mòrsa, mòla a mano, t-naj (tenaglie), pinsi (pinze), gava-ciò (togli-chiodini), crion (matita piatta) ecc.
Per costruire al carton (carro agricolo) o al trabuc si cominciava dalle stanghe, poi si realizzava il telaio con sotto stanghe e traverse a colpi precisi di scalpello per gl'incastri. Ma l'abilità del maestro d'ascia si manifestava nella manifattura dei pezzi ricurvi. Questi componevano la roa (la ruota): la corona divisa in settori uniti a incastro, e ai ragg (raggi), venivano modellati con l'antica ascia, mentre il mozzo veniva tornito e poi bucato al centro.
Il lavoro di ultimazione della ruota era molto importante: i cerchioni di ferro che dovevano essere montati sulla ruota di legno erano più piccoli di qualche centimetro, così venivano scaldati con il fuoco e, al momento giusto, quando il cerchione molto caldo si era dilatato, il minusiè, aiutato dai vicini, amici artigiani con delle grosse tenaglie lo inseriva sulla ruota e rapidamente veniva freddato con grossi secchi d'acqua.
Il cerchione si restringeva sulla ruota così tenacemente e non veniva messo nessun bullone o vite per fermarlo. Finito il lavoro il minusiè offriva bicchieri di vino a coloro che l'avevano aiutato.
Nelle cascine capitava spesso il pradarö (acquaiolo) il cui lavoro era di controllare il livello dell'acqua nelle risaie e regolarne il flusso a seconda dei lavori dei campi. Si spostava tra i vari appezzamenti con la sua bici corredata di pala, trent, saghess e faosëtta per poter sistemare rive e fossati.

 
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