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Le lavandaie Stampa E-mail

lavatoio_balzola1Il lavatoio a Balzola è situato dietro alla grande riseria Vignola, è stato costruito su un torrente e veniva usato per lavare i panni. In questo luogo le donne andavano con le loro ceste piene di panni sporchi e, appoggiandosi alle assi di cemento, strofinavano con il sapone la biancheria per poi sciacquarli e riportarli a casa , belli puliti. Era un lavoro faticoso, specialmente nelle giornate invernali.
Ora il lavatoio non viene più usato.
La costruzione risale agli inizi del 1800 proprio vicino ad un milino che nel 1880 dalla Riseria Vignola.
Il lavatoio, nel tempo, fu ampliato e migliorato; la sua lunghezza era di una decina di metri ed era suddiviso in tre parti.
Il muretto a cui le donne si appoggiavano era alto 60 centimetri e disponeva di un piano inclinato, dove si appoggiavano i panni da lavare. Questo scivolo non aveva il "portasapone" ed allora, dopo che il bucato era stato insaponato ed era pronto per essere sciacquato, il pezzo di sapone, ben bagnato, veniva "attaccato" al muretto.
Durante l'operazione di lavatura, era facile che il sapone cadesse in acqua. Le soluzioni erano duelavatoio_balzola2: se finiva non molto distante, per ripescarlo, si ricorreva al trent (tridente) che veniva lasciato nel cortile della casa vicina, appunto per questo scopo; altrimenti si andava nel negozio di "VISIRU" a comprarne un pezzo nuovo. Non cadeva solo il sapone, ma anche qualche panno, specialmente se piccolo e andava a finire contro una griglia, posta alla fine del lavatoio. Siccome questa griglia non era fissata al fondo, ma restava sollevata, succedeva che il bucato passasse sotto e finisse al di là della strada. Se invece rimaneva impigliato nella griglia, bisognava entrare nella riseria e chiedere l'aiuto di un operaio che apriva un apposito sportello e, con un bastone, poteva così recuperare il panno.
Inizialmente il lavatoio era a cielo aperto e quando pioveva bisognava essere in due: una lavava e l'altra teneva l'ombrello.
Il lavatoio, anche se più raramente, veniva utilizzato anche nella stagione fredda e le donne si riparavano le mani indossando i guanti di gomma sopra ai guanti di lana. In estate, i panni ormai lavati, si lasciavano un po' al sole, perché diventassero più bianchi.
Tutto il paese andava  fare il bucasto e chi doveva fare parecchia strada, caricava sulla careta (carriola) il sëbri (mastello) con i panni dentro. Dopo la seconda metà del 1900, la Riseria fu ampliata e il lavatoio ebbe la copertura.
Col passare del tempo tutte le case furono fornite di acqua e così l'utilizzo del lavatoio avvenne sempre più raramente fino a cessare del tutto con l'avvento della lavatrice.
Le lenzuola, anni fa, si lavavano per lo più nella bella stagione, perché d'inverno diventava difficoltoso farle asciugare. Tale operazione, poiché richiedeva spazio, si svolgeva preferibilmente nel cortile. Si metteva un mastello di legno su un trespolo, poi si sistemavano le lenzuola a circolo e venivano poi coperte da un pezzo di tela sandrun, su cui si versava la cenere e si ricopriva il tutto con un altro pezzo di tela. La cenere era chiara, di legno dolce, altrimenti avrebbe macchiato le lenzuola. L'acqua scaldata nel camino in un grosso recipiente la caudera d'aram veniva versata nel sëbri sopra la cenere in modo che le lenzuola fossero ben intrise. Quasi subito l'acqua veniva fatta uscire attraverso un buco e raccolta in una grande bacinella e fatta riscaldare nella caudera. Questa operazione veniva ripetuta con acqua sempre più calda e alla fine le lenzuola si lasciavano a bagno finchè l'acqua non fosse diventata fredda. Dopo parecchie ore si toglieva quest'acqua smoj che veniva riutilizzata per il lavaggio di altri indumenti.

 
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