Skip to content
Le mondine Stampa E-mail
Indice articolo
Le mondine
Le otto ore
La vita

Le otto ore
Non si può tralasciare la storia dei lavoratori, di quelli che hanno contribuito con la loro fatica allo sviluppo della risicoltura moderna.
Stare chini per ore al sole, con le gambe nude, tra gli insetti,  a compiere operazioni che richiedevano precisione, e sotto l’occhio attento del soprastante era veramente duro.
Già dall’infanzia nel mondo contadino si incominciava a lavorare; i piccoli coltivatori  mandavano i loro figli a sei -sette anni a zappare, a fare erba, a sistemare l’orto ecc...;  poi, nel periodo di monda o della raccolta la giornata lavorativa non aveva mai fine.
E’ a partire dall’inizio del ‘900  che  i proprietari e i fittavoli fecero ricorso alle donne;  ben presto sostituirono gli uomini e si impiegarono anche avventizi di altre regioni o del Monferrato.
Una testimonianza significativa, che però è della fine degli anni ’40 del Novecento, è il film “Riso amaro” di Giuseppe De Santis; certamente ci aiuta a conoscere qual era la realtà agricola vercellese che per secoli era stata immobile e non si
trasformerà  fino all’avvento della meccanizzazione .
La storia delle mondine e dei braccianti è fatta di lotte per il diritto ad un lavoro dignitoso e che non compromettesse la vita stessa; infatti, prima non esistevano contratti e paga ed orari erano decisi localmente.
  Tra il 1901 e il 1905 si svilupparono nelle nostre campagne movimenti e leghe per la riduzione delle ore di lavoro, soprattutto per la conquista delle otto ore. In tutti i comuni si registrarono scioperi e manifestazioni; il governo risolse sovente la situazione  con l'invio della forza pubblica e i padroni con la frusta. Gli scioperanti allora giravano di cascina in cascina per convincere i lavoratori ad astenersi dal lavoro. Le dimostrazioni si succedettero per mesi senza interruzioni, anche in tutta la pianura Padana. A Vercelli nel 1906 gli scioperanti  si recarono sotto il municipio con bandiere rosse e bianche per le otto ore e ottenere una paga di  25 centesimi all'ora: ruppero vetri e insegne. Intervenne la fanteria e la folla fu caricata. Le commissioni comunali incaricate di contrattare con i proprietari agricoli le varie richieste si accordarono sull'aspetto economico,  anche se lasciarono libere le squadre di lavorare otto o nove ore. Comunque, il primo giugno 1906 è la data simbolo della conquista della otto ore in risaia. La situazione non si calmò; altre lotte si innescarono anche in differenti settori.
Il 14 agosto 1906 a San Germano si tenne il congresso delle Leghe contadine; chiedeva: 5 lire al giorno per gli uomini, 3 lire per le donne, otto ore, norme igieniche,  distribuzione gratuita  di chinino contro la malaria…
Nell’agosto del 1906 si contarono 26.000 scioperanti che salirono dopo pochi giorni a 35.000, con la partecipazione di molti forestieri che dovevano sostituire i braccianti in sciopero. Fu  formata un a commissione per formulare al governo di Giolitti una proposta di legge sul lavoro delle risaie.
Agli incontri separati tra le parti si susseguirono gli scioperi, dovunque.
Solo nel 1908 cessarono e si intravide un accordo per l’orario: dal mattino fino alle quindici circa. Il 31 maggio si siglò l’intesa .
Le mondine ottennero otto ore e trenta di lavoro al giorno, con l’impegno di arrivare l’anno successivo a otto, e alcuni aumenti salariali.
Il contratto collettivo prevedeva anche un compenso di riso a fine monda.


 
< Prec.   Pros. >