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L'estrazione della ghiaia Stampa E-mail

La ghiaia veniva estratta dalle rive del Po e al comune bisognava pagare una tassa per l'estrazione: i "Creti", ad esempio una lira al metro cubo, e ci si basava sulla capacità di trasporto dei carri. La tassa per l'estrazione veniva riscossa lì dove è rimasto quel "casot" sulla strada per andare a Po. Gestiva la riscossione (per un certo periodo) il papà del Riccardo da Squarà.
Aveva un asinello che trainava un classe piccolo, perché era invalido e non poteva camminare.
"C'erano diverse persone che scavavano la ghiaia di mestiere, parlo di 50 anni fa, perché non c'era solo la ghiaia del Po, ma fra il Po e il paese facevano dei buchi, levavano la terra di sopra, 50/60 cm.; sotto cominciava ad esserci la sabbia, poi c'era la ghiaia, la ghiaia più piccola, e andavano profondi anche 3 metri. I carrettieri andavano a caricare la sabbia già setacciata da loro o la ghiaia già scelta. Invece se caricavi vicino al Po caricavi tutto misto. Queste cave da ghiaia si chiamavano "i bul", quando veniva la piena si riempivano d'acqua. A maggio, quando il fiume calava e l'acqua nei bul si abbassava, noi bambini andavamo in due o tre: si faceva la "ciusa", si faceva uscire l'acqua e prendevamo i pesci: c'erano certi lucci che erano lunghi così, o le carpe".
Sempre lì cavavano la ghiaia che veniva trasportata dalla teleferica (carrelli appesi ad un filo) e veniva scaricata dove c'era la vecchia caserma (in fondo a via 17 Ottobre).
Qui c'era un frantoio dove macinavano la ghiaia: era un lavoro duro e a volte lavoravano fino alle 2 di notte perché alla mattina fosse pronta per gli operai della provincia che la usavano per aggiustare le strade.

 
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