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La campagna Stampa E-mail

La vita in campagna
Un tempo la vita in campagna aveva ritmi e modalità assai diversi da quelli a cui siamo abituati oggi.
La famiglia
La famiglia di un tempo, fino all'avvento delle macchine che hanno cambiato radicalmente il nostro modo di vivere, era composta da un nucleo di persone capaci di soddisfare autonomamente quasi tutte le primarie esigenze vitali: muoversi da un luogo all'altro, produrre il cibo, fabbricare oggetti, utensili ed arnesi da utilizzare nelle attività quotidiane...
I mestieri
Gli individui conoscevano le tecniche di molti mestieri: molti contadini erano anche in grado di prepararsi gli stessi attrezzi della loro attività e conoscevano la tecnica per realizzare lavori di falegnameria, riparare scarpe, preparare scope, ceste e talvolta anche per lavorare il ferro. Ogni attività era svolta in modo manuale con la propria abilità e forza fisica o con l'aiuto della forza lavoro di alcuni animali come l'asino, il mulo, il cavallo ed il bue.
Certamente la varietà e la quantità di cose, oggetti, arredi che erano considerati essenziali per la vita quotidiana, era molto più limitata di quella attuale.
Ritmi
La vita aveva una cadenza legata alle stagioni: dall'inizio della primavera a novembre si eseguivano tutti i lavori in campagna, mentre d'inverno, col cessare delle attività agricole, uomini e donne si dedicavano a lavori stagionali di preparazione e manutenzione necessari alla futura annata agraria.

I componenti della famiglia si riunivano nei locali adiacenti alle stalle o nelle stalle stesse, per ripararsi dal freddo, e si dedicavano ai lavori che non avevano tempo di fare d'estate. Le donne si occupavano di alcune incombenze domestiche, come cucire e ricamare, produrre tessuti al telaio con cui realizzavano la biancheria per la casa (lenzuola, asciugamani, camicie da notte, biancheria di vario genere, ecc.), mentre gli uomini, conclusi i lavori quotidiani legati alla pulizia della stalla ed all'allevamento del bestiame, riparavano e rinnovavano gli utensili per la casa o per la stagione agraria successiva. Oggetti per la cucina (tazze, posate e piatti in legno), contenitori di vario genere, mobili e recipienti, suppellettili, sedie e panche venivano create da persone che possedevano le necessarie capacità manuali e pratiche.
Nel frattempo la neve, con il suo candido manto, proteggeva il frutto delle semine autunnali dalle intemperie e dalle gelate e gli uomini provvedevano a mantenere sgombre le strade del paese o della borgata dalla neve.
Il lavoro nei campi
I contadini, appena la neve si scioglieva, iniziavano a risistemare i campi e li preparavano per la semina con attrezzi usati ancor oggi, quali: la zappa, la zappa a due rebbi, la zappa larga, il badile, il tridente e l'aratro.
Con l'arrivo della primavera, le giornate si allungavano e iniziavano alcuni lavori impegnativi come la fienagione. Uomini e donne partivano all'alba con tutti gli attrezzi per la falciatura dell'erba; mentre gli uomini falciavano l'erba, le donne con il tridente l'allargavano e la rivoltavano sul prato al sole in modo che seccasse rapidamente. Questo periodo era uno tra i più faticosi dell'anno per i contadini. Una volta che il fieno era secco veniva raccolto e ammassato su di un carro e portato nel fienile. Quando il fieno veniva depositato nel fienile, i componenti della famiglia ci salivano sopra, comprimendolo per favorirne la conservazione. Durante il successivo inverno il fieno veniva trasportato alla stalla ed utilizzato come alimento per il bestiame.
La mietitura del grano
A giugno arrivava il periodo della mietitura del grano. Fino all'inizio del '900, la mietitura dei piccoli appezzamenti di terreno si effettuava con la falciola o la falce. L'uomo iniziava a falciare il grano, mentre la donna raccoglieva ed ordinava le spighe sul terreno. Si formavano poi i covoni, che venivano caricati su un carro e trasportati alla fattoria dove avveniva la trebbiatura, ossia il distacco dei chicchi di frumento dalla spiga.
La trebbiatura, un tempo, si svolgeva in vari modi: si potevano sistemare i covoni sul pavimento dell'aia e batterli per far uscire dalle spighe i chicchi: due o più contadini, disposti in circolo, battevano fortemente le spighe, utilizzando un utensile formato da due bastoni di diversa lunghezza, uniti da una striscia di cuoio. Impugnando uno dei bastoni si faceva ruotare l'altro e con esso si battevano le spighe; altrimenti si disponevano i covoni allargati sull'aia e si faceva passare e ripassare sulle spighe un pesante rullo, trainato da buoi.
La paglia che si otteneva da questa lavorazione veniva imballata e conservata per essere utilizzata come lettiera per gli animali nella stalla.
Terminata la trebbiatura, si procedeva alla pulitura del grano, con l'aiuto del vaglio. Con movimenti rapidi o lenti e aiutandosi con il soffio e con il vento, si eliminava la pula, ossia l'involucro dei chicchi, e si mondava il grano da ogni altra scoria. Lo si lasciava essiccare sull'aia al sole, rimestandolo di tanto in tanto con i piedi, ed infine lo si mandava al mulino per farne farina.
L'allevamento
Con il sopraggiungere della bella stagione, il bestiame veniva fatto uscire dalle stalle e portato a pascolare nelle vicinanze del paese dove si trovava erba nuova e più nutriente.
Ogni famiglia si dedicava anche all'allevamento di vari animali da cortile (polli, tacchini, conigli, ecc.), alla raccolta del miele prodotto dalle api nei loro alveari. A queste attività si dedicavano in particolare le donne ed i ragazzi che iniziavano molto presto ad aiutare i genitori nelle attività di casa.
Le case
Le case dei contadini erano semplici ed essenziali: molte disponevano soltanto della cucina e di una camera da letto, in cui dormiva tutta la famiglia, pur numerosa. Gli altri locali venivano usati come magazzini, stalle, granai, ecc.
Esse non erano ovviamente dotate di bagno e servizi igienici interni: i componenti della famiglia si lavavano in catinelle con l'acqua portata a mano da fuori ed utilizzavano dei piccoli locali costruiti all'esterno, fatti di canne e sistemati a sbalzo sulla vasca dove venivano raccolte le deiezioni degli animali della stalla.
L'acqua per cucinare, per lavarsi e per lavare, proveniva dalla fontana comune del villaggio oppure dal pozzo privato di raccolta delle acque piovane ed era trasportata a braccia nelle case.
Non essendo dotate di elettricità, le case di sera venivano rischiarate con lumi ad olio o candele e gli alimenti deperibili, d'estate, venivano refrigerati nel pozzo, dove venivano calati in appositi contenitori legati a ganci.
Il riscaldamento invernale era limitato alla sola cucina con il camino o la stufa a legna. Poiché la legna da ardere era un bene prezioso, spesso veniva usato il tepore animale per scaldarsi e molte attività invernali si svolgevano proprio nella stalla.
Gli arredi domestici erano ridotti al minimo. In cucina: la stufa o il camino, un tavolo, qualche sedia, un mobile utilizzato come dispensa; nella camera: letti, un piccolo guardaroba e magari un mobile a cassetti, un porta catino con la brocca e la bacinella per lavarsi. Del resto le famiglie possedevano vestiti, calzature, biancheria e oggetti di uso quotidiano in quantità assai limitate e non erano necessari troppi mobili per contenerli e riporli.
Il pane veniva fatto dalle donne di casa che lo impastavano e lo portavano al forno collettivo per cuocerlo non più di una volta alla settimana.


 

 
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