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"Il chiodo" Stampa E-mail

Un tempo, quando ancora non c'era la televisione, la gente, nelle nostre campagne, a sera, si ritrovava nella stalla per passare insieme un po' di tempo. Gli animali con il loro fiato scaldavano l'ambiente e, in un periodo un cui scarseggiava la legna da bruciare, il posto non era niente male anche se puzzava un po'.
Una sera d'inverno, in una di queste stalle, c'erano tre ragazzi che parlavano mentre giocavano a carte.
Il primo era molto vanitoso e sembrava sapesse fare tutto lui, per cui gli altri, stanchi di sopportarlo, lo sfidarono e uno dei due disse:
-Scommetto cinque lire che tu non riesci a piantare un chiodo nel cancello del cimitero! -
Il ragazzo vanitoso rispose:
- Che cosa ci vorrà mai per piantare un chiodo nel cancello del cimitero??!!-
Così dicendo si buttò sulle spalle il mantello, prese un chiodo, il martello ed uscì dalla stalla.
Era una notte più nera del carbone, c'era una nebbia fitta fitta, il freddo penetrava nelle ossa e sembrava tagliare la faccia. I rumori erano attutiti dal gran nebbione eppure il giovanotto che camminava nel buio con le orecchie tese udiva ogni genere di suono: una civetta... un fruscio... l'ululare di un cane lontano.....
Il calpestio dei suoi passi gli faceva venire in mente che qualcuno lo seguisse e che si fermasse ogni volta che si fermava lui.
Avrebbe quasi voluto tornare indietro ma pensava alla figura che avrebbe fatto con gli amici e così continuava sulla via verso il cimitero che, come sempre, era piuttosto lontano dalle case del paese.
Finalmente arrivò al sospirato cancello e si mise a piantare il chiodo.
Il malcapitato non si accorse che, dalla gran fretta e a causa del buio, aveva inchiodato anche un lembo del suo mantello.
Si girò per andarsene ma sentì che qualcosa lo tratteneva e, pensando che fosse qualcuno uscito da una tomba e che vagava per il cimitero, cominciò a tirare con tutte le sue forze e intanto pregava tutti i santi del Paradiso come mai aveva fatto in vita sua.
Finalmente il mantello si ruppe e il giovanotto, liberatosi, corse verso la stalla con tutta la velocità che le sue gambe gli consentivano.
Gli amici, che lo aspettavano, lo videro arrivare trafelato, bianco come uno straccio e quando gli chiesero com'era andata, lui raccontò ogni cosa compreso il fatto del morto che lo aveva trattenuto per il mantello.
Al sentire queste cose i due amici cominciarono a ridere di cuore e lo presero in giro per un bel po'.
Il nostro giovanotto intanto aveva vinto la scommessa ma una cosa era ben sicura..... al cimitero di notte non sarebbe andato mai più.

 
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