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"Il re delle miraudi" Stampa E-mail

Questo racconto è stato riferito dal signor Idro Grignolio che da anni si occupa con impegno della storia e delle tradizioni di Casale e dei paesi vicini. Una sua prozia di nome Amalia, mentre i nipotini facevano merenda, aveva l'abitudine di raccontare quello che le era capitato quando era giovane e abitava a Morano.
Il racconto che preferivano era quello del "Re delle miraudi" che lei spesso ripeteva aggiungendo ogni volta qualche nuovo particolare.
La prozia diceva che lungo il sentiero che portava "a'l Porti" ("il Porto", cioè il luogo dal quale partivano due barconi che trasportavano le persone da una riva all'altra del Po) poteva capitare di fare brutti incontri, specialmente quando si avvicinava la sera.
Una volta, infatti, mentre si trovava a metà dello stradino con il suo fidanzato di nome Ghustin, si vide davanti un grosso serpente verde, lungo più di un metro e mezzo e con una cresta rossa in testa. Il rettile stava mangiando un Martin Pescatore, un uccellino dalle piume gialle, verdi e azzurre.
I due fidanzatini, pieni di paura, stretti stretti, fecero alcuni passi indietro con molta cautela, poi si girarono e se la diedero a gambe.
Amalia raccontò la brutta avventura anche al parroco, Don Giovanni Montagnini, il quale le disse, in dialetto trinese, che probabilmente avevano visto " al re dal miraudi ", ma non ne era sicuro. Forse sotto l'aspetto di quel serpente con la cresta, si nascondeva il diavolo! Aggiunse anche questa frase, sempre in dialetto: "Per al pericul scungiurà... abbsogna'na candeila viscà!" (Per il pericolo scongiurato... bisogna accendere una candela!)
Abbiamo scelto questa storia tra quelle presentate dalle maestre perché la bisnonna di una di noi, quando era giovane e faceva la mondina, aveva visto "al re dal miraudi" e, proprio come Amalia, aveva provato tanta paura.

 
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