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Testimonianze
Testimonianza n1
Testimonianza n2
Testimonianza n3
Testimonianza n4
Testimonianza n5
Testimonianza n6
Testimonianza n7
Il camerone
Il ritorno



Testimonianza n°1

"I padroni delle risaie verso i primi d'aprile avevano arato i campi, seminato il riso e poi dopo 20-25 giorni, quando le piantine erano nate lasciavano scorrere l'acqua fino a coprirle perchè, il riso ha bisogno per crescere di tantissima acqua.
Il nostro lavoro era molto faticoso, noi mondine avevamo due compiti: dovevamo trapiantare il riso, cioè togliere le piccole fitte piantine dal campo dove erano cresciute, il vivaio, e andarlo a ripiantare negli altri campi ancora vuoti.
Si facevano dei grossi mazzi che erano trasportati con delle slitte tirate dai cavalli nei campi nuovi e era ripiantato in mazzetti di 5-6 gambi.
Si lavorava sempre a schiena in giù andando un pò all'indietro. Poi bisognava "mondare" il riso cioè togliere tutte le erbacce, "il giavon", che cresceva forte e robusto in mezzo alle piantine deboli e ancora piccole del riso.
Si doveva rimanere per ore e ore con i piedi in mezzo l'acqua con la schiena piegata in giù a togliere queste erbacce e qualcuna a volte piangeva per il mal di schiena.
Era molto difficile riconoscere le foglie del giavon perchè non erano molto diverse da quelle del riso.
Tutte le mondine lavoravano in gruppi che procedevano in file; non si poteva alzare la schiena per riposarsi un attimo altrimenti il padrone che era sull'argine a controllare, ti avrebbe richiamato subito.
Bisognava essere anche molto veloci nel procedere altrimenti la fila sarebbe avanzata lasciandoti indietro e si sarebbe notato subito.
Alcune volte le erbacce erano così radicate nel terreno che per toglierle ci voleva molta forza e spesso si finiva con il"sedere" nell'acqua.
Con il sole l'acqua che copriva i campi era molto calda e attirava molti animaletti come piccoli serpentelli, tantissime zanzare, nuvole di moscerini e i "maledetti" "fa prest" bestioline simili ai granchi che si attaccavano alle gambe e pizzicavano e succhiavano il sangue.
Spesso durante il lavoro per sentire un pò meno la fatica, il mal di schiena e per passare un pò il tempo si cantava.
C'era una mondina che intonava un canto e poi tutte le altre la seguivano.
Un canto che spesso si cantava era "siur padrun dali beli braghi bianchi"

Mondine di Taneto ( Reggio Emilia )


 
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