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Testimonianze
Testimonianza n1
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Testimonianza n4
Testimonianza n5
Testimonianza n6
Testimonianza n7
Il camerone
Il ritorno



Testimonianza n°3

"La sveglia era alle cinque del mattino,quando era ancora buio, ci si lavava la faccia nella tinozza e poi subito si partiva a piedi e si doveva camminare scalze fino alla risaia.
Alle sei bisognava essere pronte per iniziare a lavorare e non si smetteva fin verso le 9.00 quando avevamo qualche minuto per la colazione.
Ciascuna doveva portarsi qualcosa,i padroni non ce la davano; c'era chi aveva un pezzo di formaggio,un pezzo di pane, un frutto o una barretta di cioccolato, cose piccole che erano state infilate nel cassone di legno prima di partire da casa.
Si tornava a lavorare fino alle 3.00- 4.00 del pomeriggio e poi si tornava a casa e si faceva un unico pasto unendo pranzo e cena.
Il pomeriggio il caldo era asfissiante e si poteva bere solo quando una di noi aveva il permesso di andare a prendere il "barlet", un barilotto di acqua fresca dal quale dovevamo bere tutte; la prima era fortunata perché l'acqua era fresca ma prima che tutte avessero bevuto l'acqua faceva in tempo a scaldarsi e quindi l'ultima la beveva quasi calda".

"La sveglia era alle cinque del mattino e, precedute dalla capa e dal padrone,oppure dal fattore,le mondine andavano in risaia disponendosi tutte in fila sull'argine.
Al grido della capa:" dòni,zò" (donne,giù) entravano in acqua sprofondando nella melma a volte fino al polpaccio".

"Le zanzare non davano pace e, non erano da meno tutti gli insetti che si nascondevano nel riso, chiamati, nel gergo: marietèini, vampirèin, faprést, ... ; questi ultimi erano tremendi perché quando mordevano un dito si addormentava tutta la mano.
Ma quello che più spaventava le mondine erano le bisce".

"In queste condizioni le mondine, piegate in due, lavoravano fino alle nove, dopo di che, in 10 minuti di sosta, facevano colazione con una pagnotta che si portavano in risaia in un sacchetto legato alla cintura dei pantaloni.
Quei 10 minuti volavano e, poi di nuovo giù fino a mezzogiorno.
Alle quattordici si riattaccava e, a quell' ora il lavoro era molto più pesante e faticoso. Infatti l'acqua, che nel frattempo si era riscaldata, emanava un nauseante odore di marcio.
Il sole scottava la schiena, e le gocce di sudore che scendevano dal viso si mischiavano all'acqua della risaia".

Gabriella di Taneto (Reggio Emilia)


 
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