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Testimonianze
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Il camerone
Il ritorno

Testimonianza n°4

"La prima volta, entrare e vedere quell'immenso capannone in cui avrei dovuto dormire, è stato un brutto colpo, per me che ero abituata alla mia stanza. Poi ho pensato che quaranta giorni sarebbero passati. Non avevo mai nemmeno immaginato che si potesse dormire in tante, tutte insieme, in un luogo così enorme, grande, alto. E la luce era il buio: una sola lampadina nel mezzo, un lumicino come candela in una casa. Mi ricordo come se fosse adesso.
Ma la cosa peggiore è stata quando si è trattato di riempire i paion, le fodere che avevamo portato da casa e che mi avevano consigliato di fare con tela molto fitta perchè non uscisse la polvere.
Dietro a quello in cui dormivamo c'era un capannone più piccolo, con balle di paglia metà di riso e metà di frumento.
Chi è stata più svelta ha preso la paglia di frumento, che è più morbida, alle altre è rimasta quella di riso. Era il mio primo anno, per me tutto era nuovo, e, tra ciò che mi meravigliava, ciò che mi turbava o demoralizzava, le ragazze nuove da conoscere, non capivo perchè attorno a me le donne avessero sempre fretta. Sono arrivata che non c'era altro che polvere per riempire la fodera del mio materasso, la polvere della paglia di riso
Una volta di più avevo capito perchè si doveva correre, perché si doveva cercare di arrivare prime.
Le anziane sembravano falchetti, l'avevano imparato dall'esperienza.
Comunque non mi sono mai demoralizzata; avevo la sicurezza che nel lavoro sarei riuscita bene, me la dava l'esperienza nei campi fatta da bambina".

"L'unico mobile era la cassetta che le mondine si portavano da casa e che sistemavano ognuna ai piedi del proprio pagliericcio. Questa cassetta fungeva da armadio, da comò e anche da dispensa, perché dentro ad essa, oltre all'unico vestito discreto che indossavano quando andavano in paese, c'era la biancheria intima e il companatico che, chi ne aveva la possibilità, si portava da casa, perché il padrone, per quaranta giorni, mezzogiorno e sera, dava solo riso e fagioli.
Nel paese dove c'era la cascina, le mondine non erano ben viste dagli abitanti locali. Le consideravano "donne poco raccomandabili", quindi da trattare con molta distanza. Nelle cascine c'erano dei proprietari terrieri, quindi persone ricche, che avevano le possibilità economiche, perciò le ragazze del paese avevano paura che le mondine potessero "trovare marito" portandolo via a loro.
La fame e la miseria "fanno dei brutti scherzi"!

Anna Clarice Faietti di Novellara


 
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