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Il riso in Italia Stampa E-mail

Si trovano tracce di questa coltura in una nota spese dei duchi di Savoia nel 1300. In Italia la sua produzione ha inizio intorno alla fine del ‘400 quando appare in una lettera di Galeazzo Maria Sforza dove viene indicata la presenza di questo cereale specie in Lombardia. La semente arrivava certamente dall'Asia via Venezia. Nel ‘500 in Lombardia le risaie coprivano 5500 ettari e iniziano a diffondersi rapidamente anche in Piemonte dove però, a causa del gran numero di malattie ad esse collegate (soprattutto la malaria), la popolazione è molto ostile. Certamente il riso contribuì al miglioramento della qualità della vita e al rinnovamento delle attività umane.
Nel ‘700, gli ettari coltivati a risaia sono circa 20000, durante l'occupazione napoleonica circa 40000 ettari tra Santhià, Vercelli, Biella e appena un anno prima dell'unificazione italiana nella sola provincia di Vercelli si contano 30000 ettari coltivati a risaia. Dopo lo scavo del Canale Cavour (1866) si ha la vera svolta e gli ettari adibiti a risaia diventano 230000 così da fare del riso italiano un prodotto da esportazione richiesto da tutte le grandi potenze europee. Con l'apertura del Canale di Suez nel 1869 il riso subì una forte concorrenza col mercato asiatico che venne rallentata soltanto da una serie di norme doganali. Durante la Prima Guerra Mondiale diminuì fortemente la fertilità dei terreni e fu necessario introdurre nuove qualità di riso (dalle Filippine, dalla Cina e dall'America). Si assistette ad una forte sovrapproduzione che venne contenuta con l'organizzazione di un nuovo ente nato nel 1939: l'Ente Nazionale Risi.

 
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