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L'allevamento dei bachi da seta Stampa E-mail

Il baco da seta veniva allevato dalle famiglie contadine, che coltivavano il gelso per alimentare l’allevamento.
Le fasi del complesso lavoro dell’allevamento del baco da seta iniziavano in genere nella seconda metà di aprile con l’acquisto delle uova che venivano conservate nel tepore domestico in attesa della loro schiusa, che richiedeva una temperatura superiore ai 15°C ed un locale ben arieggiato e tiepido.
Il luogo più idoneo era la stalla, in cui i bovini assicuravano un tepore regolare ed una sufficiente umidità. Gli odori ammoniacali della stalla erano innocui per le uova, che erano poste in un cestello appeso al soffitto e coperto con tela per proteggerle dagli insetti.
Le famiglie contadine abbienti usavano un'incubatrice arieggiata e riscaldata da un lume.
La schiusa avveniva dopo circa 18 giorni ed i "bacolini" grigi, nerastri o striati, venivano posti su graticci, tavole o arelle con il telaio di legno ed il fondo di cannucce, fil di ferro o tavole in legno o in vimini, ed alimentati con foglie di gelso finemente spezzettate. Nei primi giorni, il lavoro si limitava alla raccolta ed alla frantumazione di una congrua quantità di foglie di gelso ben asciutte, fresche e pulite ed alla sostituzione, almeno ogni 48 ore, dei fogli di carta che raccoglievano gli escrementi sopra il piano dei graticci.
Più i bachi crescevano, più aumentava il loro appetito e più si faceva pressante il lavoro per accudirli.
Lo sviluppo dei bachi non era uniforme poiché presentava quattro mute, fasi in cui perdevano la cuticola esterna sostituita da una più capiente.
Negli ultimi dieci giorni del ciclo il lavoro si faceva intensissimo, snervante, spesso complicato da eventi imprevisti, quali improvvisi sbalzi di temperatura causati da maltempo e malattie, spesso gravi o mortali, che potevano compromettere il buon esito dell’intero allevamento.
Nell'ultimo periodo di sviluppo le larve del baco mangiano con grande ingordigia; poi intorno al 30° giorno cessano di alimentarsi e iniziano un movimento oscillante del capo rivelando che è giunto il momento in cui si apprestano a filare il bozzolo.
A questo punto, la famiglia allestiva il "bosco", costituito da rametti di fascina variamente intrecciati, e lo collocava nei "granai" o in soffitte appositamente oscurate per creare l'ambiente ideale. Realizzato il "bosco" e deposti i bachi, gli allevatori speravano in un abbondante raccolto.
I bachi cominciavano a filare il bozzolo nel quale si avvolgevano, trasformandosi prima in crisalide e poi in farfalla.
Per l'utilizzazione della seta, era necessario intervenire prima dell'uscita della farfalla dal bozzolo, poiché la secrezione rossastra emessa dall'insetto subito dopo lo sfarfallamento (meconio), avrebbe irrimediabilmente macchiato la seta, facendole perdere alcune sue peculiari caratteristiche come il candore e la lucentezza. Prima dello fsarfallamento perciò, iniziava l'opera degli allevatori che raccoglievano i candidi bozzoli.
I bozzoli venivano venduti a opifici che provvedevano alla filatura; in alternativa, questa attività era svolta in casa: i bozzoli, immersi in acqua bollente in bacinelle, erano liberati a mani nude dalla sericina, che incrostava il filo di seta, che veniva poi districato ed avvolto sugli aspi per formare una matassa.

 
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