Skip to content
Le chiese di Gattinara Stampa E-mail
Indice articolo
Le chiese di Gattinara
Chiesa di s. Pietro
Chiesa di S. Maria del Rosario
Chiesa di S. Maria di rado
Chiesa di S. Maria

Chiesa di S. Maria di Rado
Situata all’entrata sud del centro abitato, a sinistra, prima del lungo rettilineo che porta in città.
Rado, prima del 1242, anno della fondazione del Borgo, era la località più importante della zona e la chiesa è citata in un diploma di Ottone III del 999. Parte dell’attuale Chiesa e del campanile risalgono al secolo XII.
Danneggiata durante le guerre del 1500, venne restaurata nel secolo successivo demolendo le absidi romaniche per ricostruire un più ampio presbiterio e rialzando le navatelle laterali, per formare camere di abitazione per otto religiosi. Acquistò grande notorietà quale santuario Mariano, che la gente raggiungeva da ogni parte per onorare la Madonna Nera, la cui statua lignea risalente al secolo XV è ancora esistente. Tradizionalmente, nella domenica di Pentecoste ed il lunedi successivo si svolge la Festa del Santuario che coinvolge tutti i gattinaresi.
L’attuale Santuario raccoglie l’eredità della antica pieve di Rado, posta sulla strada per Vercelli in prossimità di alcuni guadi sul Sesia, e già citata in un documento del X secolo; era questa la Chiesa Battesimale cui faceva capo il distretto intorno a Gattinara, prima che questo ruolo fosse precipuamente ricoperto dalla pieve di San Pietro, l’attuale Parrocchiale.
All’XI secolo risale una ricostruzione pressochè totale della Chiesa, che acquisì una struttura a tre navate absidate, con campaniletto a vela in prossimità della facciata. In epoca di successiva venne edificato il campanile, l’attuale, a pianta quadrata. Contestualmente alla scomparsa dell’insediamento di Rado, determinata anche dalla fondazione del borgofranco di Gattinara nel 1242, iniziò il declino della pieve di Santa Maria, che venne a trovarsi lontana dal centro principale e quasi isolata nella campagna. La chiesa restò tuttavia officiata, come testimonia un documento del 1440, e proprio nel XV secolo fu scolpita la statua lignea della Vergine, che nel tempo andò acquisendo fama di miracolosità.
Rado iniziò così a diventare un centro santuariale notevolmente frequentato, tanto che nel XVII secolo si procedette a ristrutturare la Chiesa, che, a causa soprattutto delle guerre frequenti in quegli anni, era stata abbandonata e pressoché distrutta.
L’importanza del Santuario crebbe, come abbiamo detto, fino a divenire un polo di devozione al quale convenivano pellegrini da tutto il Piemonte, così che andarono addossandosi alla Chiesa fabbricati di servizio destinati all’accoglienza dei devoti e ad ospitare i religiosi che si occupavano della struttura. Durante tutto il XVIII secolo ulteriori lavori di ristrutturazione determinarono l’aspetto attuale dell’edificio, soprattutto all’interno, che venne riconsacrato dal vescovo di Vercelli mons. Costa d’Arignano.
Negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale, durante il quale i fabbricati vennero occupati dalla congregazione dei missionari d’Africa, i cosiddetti Padri Bianchi, iniziò il declino del Santuario, con conseguente abbandono, cui solo recentemente si è posto riparo con una serie di radicali restauri che l’ hanno riportato in buone condizioni.

Visita

Il Santuario sorge all’interno di un recinto in muratura contenente, oltre alla Chiesa, un giardino e un grande edificio di servizio risalente al XVII-XVIII secolo.
Della Chiesa medievale rimane il pregevole campanile, in ciottoli e frammenti di laterizi: la struttura, ornata di cornici marcapiano di architetti pensili, è un esempio discretamente conservato di romanico delle nostre terre, che trova altri confronti in zona (ad esempio le parrocchiali di Roasio Santa Maria e Roasio San Maurizio). Seicentesco è il porticato in facciata, sorretto da colonne di granito, che protegge i tre portali di ingresso, copie fedeli degli originali barocchi trafugati in anni recenti.
L’interno, seppure sotto un’ornamentazione convenziale, con cornicioni e floridi capitelli in stucco, rivela le linee originarie della costruzione romanica, ad eccezione della parte presbiteriale, che presenta un coro quadrilatero al posto dell’abside a pianta semicircolare demolita in epoca barocca. Al XVIII secolo risalgono l’elegante altare maggiore (1761), con la nicchia destinata ad accogliere la statua lignea della Vergine, e gli altari laterali (1791), opere, sia l’uno che gli altri, di marmorini lombardi.
Più antica è invece la trave scolpita posta sopra l’ingresso del presbiterio, forse cinquecentesca, che richiama soluzioni simili e molto frequenti soprattutto in area valsesiana. Dietro all’altare maggiore trova spazio il coro quadrilatero, i cui scranni, con sobri intagli barocchi, sono datati alla prima metà del XVIII secolo.


 
< Prec.   Pros. >