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La cascina Murone Livorno Ferraris Stampa E-mail

Un esempio di Cascina da Riso
Murone si trova sulla strada per Trino ed è un significativo esempio di cascina da riso. Ora i lavori vengono svolti con l'aiuto delle macchine agricole, ma un tempo tutto veniva realizzato a mano e ciò richiedeva molte braccia per cui in cascina abitava molta gente, tra cui le mondine che giungevano appositamente nel periodo della monda. All'entrata, dove ora ci sono gli alberi, una volta c'erano le case dei salariati, del lattaio, e del fornaio; i salariati avevano diritto ad un porcile, un pollaio, e ad un pezzo d'orto; la loro casa aveva due stanze: una adibita a cucina e una per dormire dove c'erano pochi mobili e dei pagliericci. Dove ora c'è una risaia un tempo c'era un ampio cortile. Dove ora sorge una collinetta, un tempo c'era la ghiacciaia, una cupola di cemento dove si mettevano i pezzi di ghiaccio ricoperti di lolla che resistevano fino a San Lorenzo, festa del paese.
Da notare la chiusa dove l'acqua scendeva come una cascata e azionava la ruota del mulino.
Molto interessante è lo stabilimento per la lavorazione del riso dove ci sono strumenti ora non più usati; su una parete è riportata la data 1906: anno in cui lo stabilimento era stato costruito. Caratteristici sono i vecchi segnali stradali dove sono segnati i km per raggiungere le diverse città. Su una parete del portone, attraverso cui si entrava nella cascina, c'è un bassorilievo di Ernesto Montù, il primo proprietario. Superato il portone d'ingresso è possibile vedere le botteghe del maniscalco e del fabbro, le mangiatoie dei cavalli, gli abbeveratoi, i ganci per le selle e quelli per legare i cavalli.
Nella scuderia sui pagliericci, dormivano anche delle persone "i ligeri", che rallegravano tutti raccontando i fatti successi nelle cascine vicine in cambio di un pasto caldo.
Si può anche vedere il peso dove si pesavano il riso e la soia.
C'è inoltre un laghetto dove si mettono i pesci che verranno spostati in un'apposita camera dove non viene dato il diserbante. E' possibile vedere l'essiccatoio e l'aia dove, su delle lastre di pietra, una volta veniva asciugato il riso.
C'è poi la costruzione in cui abitavano le mondine che arrivavano alla stazione di Livorno Ferraris e venivano accompagnate su dei carri fino alle loro abitazioni, che avevano due piani e due ali: in una c'erano un letto, un attaccapanni e uno sgabello. Esse arrivavano con i figli che venivano accuditi dalle cuoche e a volte, addirittura, i più grandi guardavano i più piccoli. Le mondine vestivano una gonna e delle calze che le proteggevano dalle foglie del riso che tagliavano e dalle bisce acquatiche (miraude) e dovevano togliere le piante che non servivano e trapiantare nelle camere il riso dove non era spuntato.

 
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