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Il museo del Tesoro del Duomo di Vercelli Stampa E-mail
Indice articolo
Il museo del Tesoro del Duomo di Vercelli
Reliquiari dal VII al IX secolo
Reliquiari dall
Reliquiari del XIV secolo
Reliquiari del XV secolo
Reliquiari del XVI secolo
Reliquiari dal XVII al XVIII secolo

Storia

museoIl Museo del Tesoro del Duomo, ospitato al piano terreno del Palazzo Arcivescovile, ha una storia recente, ma contiene una delle più ricche e antiche collezioni di reliquiari, vasi sacri, urne di santi, oggetti di culto, evangeliari, arredi: oggetti d’arte sacra di rara bellezza e preziosità, opere di orafi locali e di artisti lombardi, emiliani e di Limoges, tanto da costituire una delle raccolte più importanti d’Europa.
E’ utile ricordare che oltre ai reliquiari sono conservati codici e manoscritti (226), quali il Vercelli book e il Mappamondo medievale (sec.XIII). Altro documento straordinario è il rotulo, prima testimonianza dell’impiego del disegno al di fuori della produzione libraria, e nel quale sono riportate diciotto scene della vita dei santi Pietro e Paolo così come erano raffigurate anticamente nella cattedrale.
Nella Biblioteca capitolare è conservato il Liber evangeliorum, un manoscritto riccamente affrescato forse realizzato dal medesimo artista del rotulo.
La rinascita artistica di Vercelli intorno al 1070 è segnata il crocifisso in lamina d'argento (1020) che si conserva nella cattedrale e la cui copia è esposta nel Museo. E’ un’opera monumentale, unica nel suo genere a livello europeo.
Negli anni novanta Mons. Tarcisio Bertone avvia l’idea di una ricollocazione dei beni artistici religiosi in possesso della diocesi, poco valorizzati fino a quel momento e a rischio di degrado, destinandoli ad una maggiore fruibilità di tutti, recuperando così l’originaria destinazione.
Il restauro del Palazzo Arcivescovile fa nascere l’idea della destinazione di alcuni locali per la custodia del patrimonio costituito dall’Archivio-biblioteca e dal Tesoro del Duomo. Vengono individuati nel piano terra gli spazi da destinare a queste nuove strutture. In tempi successivi gli ambienti predisposti ed allestiti portano i tesori dell’arte sacra a dialogare con il mondo e soprattutto con i giovani che possono cogliere il valore di queste preziose testimonianze di devozione. La ristrutturazione è la tappa necessaria per individuare i locali destinati a contenere le opere del tesoro.
I locali destinati a conservare gli oggetti preziosi vengono puntualmente descritti in un testo autografo dell’architetto Nervi risalente al 1831 e che ci ha aiutato a comprendere la loro destinazione passata. La galleria e le stanze soggette al restauro erano locali di sgombero con soffitti lignei e sulle cui pareti era possibile scorgere frammenti decorativi. Tutto è stato recuperato: ogni frammento di intonaco, i solai sostenuti e rinforzati con interventi complessi; anche per l’Archivio la volta dugentesca ha subito un intervento di recupero statico. Questi ambienti risalgono al 1515. Oggi nella galleria è esposta una documentazione grafica e fotografica che illustra le fasi del recupero ed è destinata ad accogliere mostre temporanee a tema.

Nelle sale, che si sviluppano attorno al cortile quattrocentesco, gli oggetti esposti seguono una collocazione storica tendente a coniugare l’aspetto artistico con la storia della diocesi di Vercelli.
La prima sala contiene il calco in gesso del Crocifisso utilizzato per il restauro, l’evangeliario di S. Eusebio, una pergamena che riporta le figurazioni del primo duomo, il Vercelli book.
Nelle due sale successive sono esposti i reliquiari e gli arredi liturgici donati da devoti alla Chiesa vercellese a partire dal VII al XVII secolo. Vescovi e devoti hanno nel tempo arricchito la Chiesa eusebiana di oggetti, a memoria della loro devozione. Ricordare ciò che ha costituisto l’espressione e il simbolo della storia religiosa, come sostiene Mons. Masseroni, significa educare all’amore per le proprie radici, per la propria città. Questi oggetti così ricchi di pietre e di immagini sono già in se stessi espressione di bellezza che inducono ad imparare osservando a capire per trasmettere le conoscenze.