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Il museo del Tesoro del Duomo di Vercelli Stampa E-mail
Indice articolo
Il museo del Tesoro del Duomo di Vercelli
Reliquiari dal VII al IX secolo
Reliquiari dall
Reliquiari del XIV secolo
Reliquiari del XV secolo
Reliquiari del XVI secolo
Reliquiari dal XVII al XVIII secolo

Reliquiari dall'XI al XII secolo

CASSETTA RELIQUIARIA DI SANTA CATERINA
Descrizione: la cassetta poggia su alti piedi ricoperti di lastre incise con motivi a rete e a cerchi. Sulla faccia anteriore racchiusa da una cornice a smalto adorna di crocette, che classifica l’oggetto fra le chasses del tipo à croisettes e sul coperchio a spiovente l’una e l’altro a fondo dorato, sono incisi gruppi di cerchietti e sono applicate 16 placche circolari che incastonano pietre dure di vario colore e fra esse 5 (in origine 6) figure rilevate di santi coperte in parte da smalti. Sui due fianchi contro fondi a smalti azzurro scuri traversati da due bande più chiare, sono disegnate, fra cerchi ed altri ornati, le slanciate figure di due sante, Caterina e Barbara (?). Sul dietro la faccia ed il coperchio sono adorni di una vaga decorazione policroma a losanghe determinate dall’alterno succedersi degli smalti con le liste di rame dorato che li rinserrano. La cassetta che è un modesto, ma rappresentativo esemplare di queste chasses limosine del primo ‘200, è da mettere in relazione con la istituzione coeva fatta dal vescovo Lotario nel 1205, di una cappella dedicata in duomo a santa Caterina.
Materiali con cui è realizzato: rame in parte dorato e in parte adorno di smalti.
Produzione e provenienza: lavoro di Limoges – c. 1220-1230

CASSETTA RELIQUIARIA DI SANTA MARIA VERGINE E ALTRI SANTI
Descrizione: rettangolare con coperchio a tetto molto spiovente, formata al centro cuspide. Al centro dei uno dei lati maggiori, entro tondo l' Agnus Dei; dalla parte opposta animali fantastici; sui lati minori due piccole figure di angeli e due animali affrontati. Altri rilievi decorativi non ben decifrabili in lamina di argento d'orato inchiodato su legno. Larghezza: 0,12 m, altezza: 0,12 m, profondità: 0,05. Opera di arte pre-romanica. Per questa cassetta rimane ancora accettabile la vecchia datazione del Bandini: "fattura dei tempi dei re longobardi".
Stato di conservazione: non buono. La lamina è molto ammaccata, da non lasciare più ben leggeri i rilievi. Il fondo è rivestito da una lamina di ottone con quattro piedini a palle dello stesso metallo.

CASSETTA RELIQUIARIA DEI S.S. NAZZARO, CELSO E ALTRI SANTI
Descrizione: in lamina di argento lavorata a sbalzo inchiodati su legno con coperchio a tetto, a quattro spioventi. Tutt’intorno sono rappresentati i dodici apostoli sotto arcatelle a pieno sesto, quattro per ciascun lato maggiore, due per ciascun lato minore. Su una delle facce maggiori del coperchio il Salvatore entro una mandorla sostenuta da due angeli, sull’altra un grande arcangelo con le alispiegate, sulle facce minori la Agnus Dei. Larghezza: 0,20 m, altezza: 0,16 m, profondità: 0,10
Stato di conservazione: buono. Solo qua e là la lamina è ammaccata; su un angolo manca un pezzetto di fondo e di arcata.
Notizie storiche: opera romanica lombarda del XII secolo.


CASSETTA RELIQUIARIA DEL S. PRESEPE E DEL S. SEPOLCRO
Descrizione: rettangolare, con coperchio a tetto molto spiovente, terminante in tronco. Il lamina d'argento dorato, inchiodato su legno, lavorata a sbalzo con ornati a tondi e a rettangolari, contenenti animali fantastici. Un cordone ritorto orna gli spigoli. Larghezza: 0,12 m, altezza: 0,11, profondità: 0,045.
Stato di conservazione: qua e là la lamina è ammaccata e in certi puntisaltata, lasciando scorgere il legno sottostante. Il fondo della cassetta è ricopertoda una lamina di ottone con quattro piedini a palla dello stesso modello.
Notizie storiche: opera romanico primitiva, probabilmente del sec. XI, dimolta bellezza decorativa.


CROCIFISSO IN LAMINA D'ARGENTO (nella quinta cappella a desta)
Descrizione: il Cristo, con gli occhi aperti e col capo incoronato, s'erge perfettamente frontale e verticale. I piedi non sono sovrapposti, ma paralleli e leggermente discosti, e appoggiano su uno sgabello a piano inclinato. Le braccia sono aperte secondo una linea perpendicolare al busto. Il perizoma scende lungo tutta la coscia, formando su ciascuna un'isola di maggior aderenza, intorno a cui concentricamente si sviluppano le pieghe. La lamina d'argento, di cui è forgiato il Cristo, si modella sopra un'anima mastice. La croce di legno è anch’ essa rivestita di una lamina d'argento lavorata con motivi decorativi. Alle quattro estremità la croce reca dei bassorilievi. In basso un Santo Vescovo seduto, col pastorale e la mitria, con la destra levata benedicente, riceve l'omaggio di un donatore inginocchiato presentato da un angelo con turibolo. Alle due estremità verticali della croce, le figure di Maria e Giovanni; lungo il bordo inferiore di questo braccio una scritta che dice: MULIER ECCE FILIUS TUUS- AD DISCIPULUM. Sopra il capo del Cristo, un altra scritta: I.H.S. JESUS NAZARENUS REX JUDEORUM. Quindi due busti entro tondi con l'indicazione inframessa: SOL-LUNA; sopra, mandorla col Cristo, di cui si vede soltanto la parte inferiore: una figura mossa da uno slancio ascensionale, e due angeli atteggiati ad angolo. I due angeli, che dovevano essere in alto a chiudere la inquadratura della mandorla, mancano. Allo sgabello su cui poggiano i piedi del Cristo, sul lato inclinatoopposto ad essi, è applicata una lamina sbalzata con una Discesa al Limbo a tre figure. Misure della croce: m. 2,35 x 2,40.
Stato di conservazione: Recentemente il Crocifisso è stato calato dall' altare per fissare in alcuni punti la lamina che tendeva a sollevarsi e accartorciarsi. E da vicino si sono meglio potuto vedere i danni che nei secoli ha subito. Anzitutto la testa del Cristo è un rifacimento, forse del Settecento, quando tanti lavori furono fatti in S. Eusebio. Lo schema antico è stato certamente conservato, ma la lamina è liscia, nuova e trattata in un modo petantesco, che indica il ricalco da un modello. Si vede il taglio fra testa e corpo sul collo. Gli occhi di smaltosono gli antichi Anche la corona mostra di essere stata rimaneggiata: il cerchio con le pietre (alcune mancanti) è antico, ma sopra, tutt'intorno, è stato aggiunto un piccolo ricamo di ferro battuto. Qua e là poi si vede che la lamina deve esser stata fissata e forse distesa con qualche alterazione dello stile originale: per esempio nel torace. Anche la lamina che riveste la croce è stata in qualche punto sostituita: per esempio, tutto il nimbo dietro la testa del Cristo e la zona circostante è recente, probabilmente contemporaneo al rifacimento della testa. La parte inferiore del bracco traversale dove la scritta è molta corrosa. I bassorilievi sono discretamente conservati; soltanto quello superiore con l'Ascensione è stato in parte tagliato. Tale lo stato del crocifisso prima degli ultimi restauri (1933-34). E questi hanno arrecato altri danni, poichè il restauratore, invece di limitarsi a fissare la lamina sollevata, erroneamente interpretando come un guasto la depressione della lamina in alcuni punti, per esempio le mani, l'ha rialzata, guastando così irrimediabilmente lo slancio in avanti che l'affondare della modellazione del polso e nelle mani conferiva nel torso del Cristo.
Notizie storiche e artistiche: Opera romanica dell'XI secolo. E' tradizione che questo crocifisso sia stato donato da Galeazzo Maria Visconti, per suggerimento della moglie Bona di Savoia, al cognato, il Beato Amedeo IX. Nei bassorilievi è visibile una certa disparità stilistica: la Discesa al Limbo e l'Ascensione appaiono più eleganti, più allungati, più agitati linearmente, si da far pensare ch'essi non siano contemporanei e fino dall'inizio pertinenti al Crocifisso ma d'epoca anche più remota, prossima nell'arte Carolingia. Il Rosenborg ha notato rapporti fra la Discesa al Limbo e i disegni del Psalterio di Utrecht; e affinità possono riscontrarsi anche con la rilegatura del Codex Aureus della Staatsbibl. di Monaco.