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La trebbiatura del fagiolo Stampa E-mail
 
La coltura del fagiolo, essenzialmente il “Saluggia” ( il Borlotto arrivò più tardi) era allora molto diffusa in zona, particolarmente alla Campagna, a Cerrone ed alla Slitta. Fu perciò necessario provvedere ad adeguare un paio di macchine alla trebbiatura di questo prodotto molto delicato e di entità ridotta. Erano necessari alcuni spostamenti e piazzamenti tutti i giorni poiché spesso si trebbiava il prodotto di una coppia di carri; raramente una seduta durava tutta la giornata con produzione di un centinaio di sacchi. Perciò, le macchine furono dotate di ruote gommate, piene, modificate per permettere la imboccatura tramite tridente (eliminazione della fossa), alleggerite di quanto non fosse necessario ed irrobustite per il trasporto. Papà da buon meccanico seppe fare i cambiamenti necessari. Gli scuotipaglia venivano sostituiti, così come i crivelli, ridotti di numero, per permettere il passaggio del fagiolo di dimensioni maggiori del grano; il vento veniva aumentato in quanto lo scarto era più pesante. Il prodotto era scaricato dalla parte posteriore, in genere direttamente nei sacchi che erano allineati contro un muro della cascina, per il conteggio o la pesatura finale.
La trebbiatura del fagiolo era un lavoro molto “sporco” in quanto si raccoglieva tutta la pianta, che generalmente giaceva per terra nel campo, con tutte le radici e la terra attaccata.
Era sovente necessario provvedere alla pulizia di tutta la macchina, in particolare i crivelli, facilmente intasati, e le posizioni con passaggi stretti o di angolo.
Sulla piattaforma di fronte al battitore stava un solo operaio che imboccava il prodotto sciolto con un tridente, ciò alleggeriva in un certo qual modo  la fatica..
Il battitore, in particolare, era come quello da riso ma a denti più radi e già molto consumati, così come  la griglia del controbattitore, che veniva tenuta molto aperta.
La campagna durava circa due mesi, almeno negli anni Cinquanta, ed andò riducendosi  fino a diventare a singhiozzo per l’abbandono di questa coltura.
Con l’avvento delle mietitrebbie invalse anche l’uso di raccogliere il fagiolo al bordo del campo e di andare con la macchina sul posto.
La battitura del fagiolo non comportava quella specie di allergia che accompagnava un tempo la battitura del grano. Era sempre presente la preoccupazione per un prodotto molto delicato, mai all’altezza delle aspettative di quantità e qualità, la stagione era spesso nebbiosa e le giornate corte e fredde, i contadini vi potevano dedicare poche ore da sottrarre alla cura delle stalle e dell’aratura per la stagione successiva
 
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