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La trebbiatura del trifoglio Stampa E-mail

La macchina per il trifoglio era molto piccola, non arrivava ai due metri di altezza e forse tre di lunghezza, certamente 60 cm di larghezza del battitore. La si piazzava al bordo di un campo e gli agricoltori vi portavano il loro carro, uno dopo l'altro. Generalmente si trattava di un solo carro, neanche troppo carico; il prodotto era di pochi chilogrammi, quanto bastava a una nuova semina o poco più. Il macchinista piazzava la macchina con l'aiuto di qualche altro operaio poi provvedeva da solo al resto: imboccava col tridente piccole quantità di fieno (che era stato trattato con cura per non perdere i semi), provvedeva alla pulizia dei crivelli ed alle regolazioni del vento e delle velocità, alla pesatura del prodotto, ed alla registrazione del lavoro fatto.
La campagna durava pochi giorni, forse un paio di settimane, perché la stagione del grano incombeva e non si poteva interrompere per queste quisquiglie; se qualcuno tardava aspettava la fine della trebbiatura del grane, ma capitò forse un paio di volte soltanto.
Tale tipo di trebbiatura fu la prima a cessare, in primo luogo per la perdita di convenienza della raccolta del  fieno, anche in questo caso per la carenza di personale e per la convenienza di utilizzare sementi  selezionate e garantite e ,soprattutto, per la drastica riduzione delle piccole stalle.
Si trattava di un lavoro importante per soddisfare i clienti, non dal punto di vista remunerativo. Altri trebbiatori non provvedevano a trebbiare il trifoglio; noi lo facevamo anche per clienti della concorrenza,  per mantenere al lavoro qualche operaio e nella speranza di far capire l’impegno su tutta la linea da parte nostra e per procurarci qualche nuovo cliente.

 

 
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