Skip to content
Il sarto Stampa E-mail

sartoNelle nostre latitudini vestirsi è una necessità oggettiva, ma i modi, le mode sono variati nel tempo.
I primi vestiti venivano indossati da sacerdoti, monaci, insegnanti, medici, notai e i secondi da lavoratori che avevano bisogni di movimenti più liberi.
La moralità impose alle donne di tenere coperte gambe e braccia, anche se le scollature faranno la loro comparsa. Quando si pensa agli abiti è naturale riferirsi ai sarti e di fatti nelle città del pieno e avanzato Medioevo la corporazione dei sarti compare ovunque: da Venezia a Bologna, da Milano a Torino ecc.
Nell'ambito della suddivisione del mondo del lavoro medievale in cinque strati, i sarti si collocano nel secondo, cioè in quello medio superiore, insieme agli artigiani metallurgici (fabbri, orefici, argentieri) ed ai lavoranti del cuoio (calzolai, cuoiai) e ciò non sempre e non solo per potenzialità economica e/o rilevanza politica, ma per consistenza numerica come nel caso di calzolai, sarti e fabbri.
I sarti talvolta appaiono abbinati ad esercenti attività similari, e/o in qualche modo connesse, come a Cremona con drappieri e rigattieri, a Modena con drappieri ecc.
L'arte coinvolgeva talvolta anche le donne: così a Venezia e parrebbe a Pisa, mentre a Bologna non vi compaiono. Il tagliare era lo specifico del sarto, cioè il tocco precipuo del maestro e/o della maestra, mentre il cucire ed il rifinire potevano essere affidati a lavoranti.
Per i sarti si parla di arte "leggera" poiché per essere esercitata necessitava di pochi strumenti: aghi, ditali, forbici ecc..

 
< Prec.   Pros. >