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Lo stagnino Stampa E-mail

Alla lavorazione del rame con la sua ampia produzione di utensili da cucina, alla stagninoriparazione di pentole, paioli, brocche o mezzine, calderotti, secchi, fino alla realizzazione delle grondaie era dedito lo stagnino.
Il rame preparato alla lavorazione veniva scaldato a forno e quando raggiungeva la fusione veniva versato in apposite formelle; quando iniziava a solidificarsi veniva battuto sotto il maglio (spesso in mulini che, utilizzavano la forza motrice dell'acqua corrente) fino ad ottenere una prima scottatura.
Con le pinze, l'oggetto, veniva messo sul fuoco della fucina e nuovamente assottigliato battendolo poi di nuovo al maglio.
Dopo diversi passaggi, dal blocco iniziale si otteneva l'oggetto grezzo, dello spessore voluto.
L'utensile di rame strofinato con salnitro sciolto in acqua per ripulirlo dalle scorie diventava del colore rosso naturale. La lavorazione di lastre o dischi di rame già pronti in modo industriale entrò in uso sin dall'800, ma gli artigiani continuarono a modellare e martellare per rendere il rame meno malleabile, indurendolo con i molteplici passaggi dalla fiamma alla martellatura.
Poteva seguire la cesellatura per ottenere l'utensile decorato.

 
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