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La modista Stampa E-mail

Questo termine è oggi riservato senza incertezza a chi crea, confeziona, orna cappelli per donna, nelle più svariate forme e in diversi tessuti, dà foggia particolare a feltri o paglie. Sino a quasi tutto il '700 il termine, direttamente derivato da moda, era generico: includeva non solo la modista vera e propria, ma i lavoranti di qualsiasi materiale attinente all'abbigliamento e gli addetti alla loro vendita, dal merciaio all'esecutore di nastri e trine, gale e bottoni. Occorrerà arrivare appunto al tardo '700, in piena riscoperta del cappello, tramontata la moda delle altissime e incipriate parrucche, perché finalmente uno statuto apposito sancisca, in Francia (1776), la corporazione delle modiste, il loro diritto di fabbricare ma anche di tingere, ornare con fiori artificiali, cappelli femminili. Sono le premesse per una creatività nella moda del cappello, che, duttile nel seguire le acconciature, nell'adattarsi al loro volume fra riccioli, frange, bandeaux, conoscerà momenti di euforia e di eclisse, spesso punteggiando in assoluto certi periodi della moda: dai vastissimi cappelli del primo '900, carichi di frutta, fiori, così importanti che le signore usavano portarli anche in casa o nel pomeriggio a teatro, alle calotte calcate fin sugli occhi delle dive degli anni '30, alla cloche di Greta Garbo. La modista diventerà stretta collaboratrice dell'alta moda. Né va dimenticato che molte fra le grandi creatrici di moda cominciarono dai cappelli, come Coco Chanel e Jeanne Lanvin. In tempi più vicini, alla nuova importanza del fenomeno moda nel costume, non ha corrisposto sempre una parallela fortuna del cappello, a parte un ritorno del colbacco di pelliccia o del feltro mascolino negli anni '70. Finché negli '80 una moda particolarmente legata a revival diversi ha trovato nel cappello un accessorio capace di rendere un look.

 
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