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I canti della risaia e delle mondine Stampa E-mail
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I canti della risaia e delle mondine
I canti delle mondine
Sciur padrun da li beli braghi bianchi
L
Le mondine vanno a casa

Da sempre il canto accompagna ogni attività dell‘uomo: a tutti capita di cantare appena svegli la mattina, con i familiari nel percorso tra casa e luogo di lavoro, con gli amici in un giorno di festa, quando si assiste a una funzione religiosa. Il canto è manifestazione di gioia, d‘amore o di dolore, anche se sempre più spesso si canta accompagnati non da strumenti, ma soltanto dal suono della radio o della televisione. Un tempo il canto aveva funzioni ancora più importanti: era veicolo di informazione e di formazione, cosa che succede tutt'oggi in molti luoghi del mondo. Attraverso di esso si raccontano fatti accaduti alle generazioni precedenti, si prende posizione su problemi di lavoro, e si insegnano ai ragazzi precetti religiosi e regole di vita. I canti di risaia che si presentano qui sono espressione di questa antica funzione della musica, che consente agli uomini di socializzare e li rende fratelli.

"Bella ciao" che tutti conoscono come canto della Resistenza, è più antico, ed è già attestato nel Trinese all‘inizio del ‘900 con un testo di protesta: le mondine aspettano il giorno in cui il lavoro sarà meno duro e, soprattutto, senza costrizioni.

"La bella la va al fosso" è una filastrocca d‘amore, pervenuta in moltissime versioni, che ripropone il tema popolarissimo dell‘anello perduto da una bella, il ritrovamento del quale frutterà un "bacin d‘amor".

"L‘asu mort" appartiene alla serie delle filastrocche per bambini. È una ninna-nanna di campagna, dalle tinte un po' colorite: si tratta del ritrovamento di una carcassa d'asino, che consente a chi culla il bimbo di accarezzarlo seguendo il testo cantato.

"Al birocc" è un canto destinato ai pochi momenti di riposo e di intrattenimento delle mondine nelle calde serate d'estate.

Prof. Giulio Castagnoli (Università Torino)


 
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