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"Il campanile" Stampa E-mail

Situato sopra il troncone di una antica torre dove dicono, sia stato imprigionato "facin" diritto, con tutte le case di Morano sparpagliate intorno, s'alza (ma neanche troppo) il nostro campanile.

Si vede che la modestia e la giusta misura erano una prerogativa dei nostri "padri": è alto quanto basta (perché nella pianura) per dominare il paese e il circondario, per esporre i due quadranti dell'orologio, che da generazioni segnano il tempo della vita, per alzare quelle cinque campane sopra l'orologio sistemate nella sua piccola cella. Dà la sveglia con un dolce concerto di suoni, l'inizio delle lezioni a scuola, il mezzogiorno, il festoso suono della campane durante la processione, il "segno" un triste saluto a quelli che sono "partiti".

Caro campanile, il primo a vedere nei dintorni, il primo a farti ascoltare la sua voce nel tempo che ti porta nel cuore il Moranese espatriato, in cielo l'ultima visione di chi parte per sempre.

Poesia tratta dal libro "Terra mia" di Giuseppe Migliavacca.

 
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