Il carrettiere

carrettierePrima del ponte di Camino, che è stato costruito all'inizio del 900, quasi tutto il commercio che c'era dall'astigiano, diretto dall'altra parte del Po, passava dal traghetto di Pontestura, che veniva chiamato al Porti. Quando, una volta passato il traghetto, (con i carri carichi di merci) dovevano attraversare il "giarèu" per andare alla cascina Scarella, bisognava che chiamassero qualcuno all'incrocio della strada qui a Maranzana, per andare a trainarli su da quella salita, perché alla Scarella al muntava na frisa ed era tutta ghiaia grossa, si faceva fatica.
Così quelli che stavano lì all'incrocio (erano della nostra famiglia) erano abituée, perché i carrettieri che arrivavano lì con i carri carichi, li chiamavano e loro con i buoi, insieme a quelli che viaggiavano con il carico, prendevano il traghetto e li accompagnavano alla cascina della Scarella per aiutarli a superare quel dislivello.
Quando i carrettieri trasportavano carichi di riso o altri carichi dalla pianura verso la collina, dal porti gridavano e chiamavano di nuovo gli stessi, che con i buoi li andavano a prendere giù al porti e li trainavano su fino al paese.
Quando poi è stato costruito il ponte di Trino, a Trino si andava quasi sempre a vendere, ad esempio l'uva (a Casale non si andava quasi mai), si passava anche da Camino.
Passavano per via Trino, che si chiamava, e si chiama ancora così perché portava al traghetto che attraversava il Po, e di lì si arrivava fino a Trino, allora non c' era ancora il ponte di Pontestura, e il traghetto era la via più comoda per andarci. Per il trasporto utilizzavano due cavalli per superare il dislivello dalla sponda del Po, dove attraccava il traghetto, fino alla cascina "Scarella"; quando poi, arrivavano in pianura, utilizzavano un solo cavallo e l'altro lo mandavano indietro con un'altra persona o un ragazzino che lo guidava fino a casa. Per attraversare il Po usavano il barcone.
Poi, dall'altra parte, passavano vicino alle cascine (la Cascina Nuova) fino alla statale che va a Torino e quindi prendevano per Vercelli-Biella. Un viaggio per trasportare vino nel biellese durava 2/3 giorni, uno per andare e uno per tornare, mezzo per scaricare. Magari partivano al mattino alle 3, arrivavano e scaricavano e l'indomani mattina tornavano indietro, erano solo 2 giorni, ma bisognava giocare sull'orario di partenza. A dormire si fermavano allo stalas, un albergo con lo stallaggio per i cavalli dove il carrettiere poteva mangiare e dormire.


Abbigliamento e accessori
Indossavano dei pantaloni di cotone grigio-blu di frustanna, un cotone spesso (fustagno?) e portavano sempre un fazzoletto da naso grande a quadri grigi.
Intorno alla vita avevano la scirpa, una fascia di rete metà verde e metà rossa, con le frange, che avvolgevano intorno alla vita due volte, sui pantaloni, e si legava alla fine formando un fiocco verde e rosso.
La camicia era di cotone spesso blu con righine sottili bianche con il collo alla coreana,  la blus, che era anche quella che portavano i contadini.
I cavalli d'inverno portavano sempre una cuffia di lana che copriva anche le orecchie e quando si fermavano, ed erano sudati, si coprivano con una coperta di lana. D'estate portavano una cuffia di cotone pesante che lasciava scoperte le orecchie, per ripararli dal sole.
I carrettieri avevano i loro ombrelli caratteristici, che erano grossi il doppio degli altri, erano tutti a quadroni grossi e colori vistosi, rossi o blu, ed erano grandi perché quando pioveva, loro generalmente camminavano a piedi, dovevano coprirsi bene: non si bagnavano perché l'ombrello era grande e a trama fitta.
Per il viaggio portavano il barlet, (quello che usavano anche in pianura per portare l'acqua alle mondine) una botticella che teneva 4/5 litri di vino. Quando andavano a caricare il vino si facevano riempire il barlet, ma solo di vino, mai d'acqua.
Tutti i carrettieri avevano la frusta che si chiamava fuet, ogni tanto gliele davano, oppure la usavano quando i cavalli dovevano fare uno sforzo fuori dal normale, tipo la salita della bricca, facevano schioccare la frusta per incitarli e i cavalli sapevano che dovevano tirare se no poi la prendevano sulla schiena.
Tutti i carri avevano il casiot, un cassetto per gli attrezzi. C'era il fusset (falcetto) che serviva per ogni evenienza.