Il museo del Tesoro del Duomo di Vercelli

Storia

museoIl Museo del Tesoro del Duomo, ospitato al piano terreno del Palazzo Arcivescovile, ha una storia recente, ma contiene una delle più ricche e antiche collezioni di reliquiari, vasi sacri, urne di santi, oggetti di culto, evangeliari, arredi: oggetti d’arte sacra di rara bellezza e preziosità, opere di orafi locali e di artisti lombardi, emiliani e di Limoges, tanto da costituire una delle raccolte più importanti d’Europa.
E’ utile ricordare che oltre ai reliquiari sono conservati codici e manoscritti (226), quali il Vercelli book e il Mappamondo medievale (sec.XIII). Altro documento straordinario è il rotulo, prima testimonianza dell’impiego del disegno al di fuori della produzione libraria, e nel quale sono riportate diciotto scene della vita dei santi Pietro e Paolo così come erano raffigurate anticamente nella cattedrale.
Nella Biblioteca capitolare è conservato il Liber evangeliorum, un manoscritto riccamente affrescato forse realizzato dal medesimo artista del rotulo.
La rinascita artistica di Vercelli intorno al 1070 è segnata il crocifisso in lamina d'argento (1020) che si conserva nella cattedrale e la cui copia è esposta nel Museo. E’ un’opera monumentale, unica nel suo genere a livello europeo.
Negli anni novanta Mons. Tarcisio Bertone avvia l’idea di una ricollocazione dei beni artistici religiosi in possesso della diocesi, poco valorizzati fino a quel momento e a rischio di degrado, destinandoli ad una maggiore fruibilità di tutti, recuperando così l’originaria destinazione.
Il restauro del Palazzo Arcivescovile fa nascere l’idea della destinazione di alcuni locali per la custodia del patrimonio costituito dall’Archivio-biblioteca e dal Tesoro del Duomo. Vengono individuati nel piano terra gli spazi da destinare a queste nuove strutture. In tempi successivi gli ambienti predisposti ed allestiti portano i tesori dell’arte sacra a dialogare con il mondo e soprattutto con i giovani che possono cogliere il valore di queste preziose testimonianze di devozione. La ristrutturazione è la tappa necessaria per individuare i locali destinati a contenere le opere del tesoro.
I locali destinati a conservare gli oggetti preziosi vengono puntualmente descritti in un testo autografo dell’architetto Nervi risalente al 1831 e che ci ha aiutato a comprendere la loro destinazione passata. La galleria e le stanze soggette al restauro erano locali di sgombero con soffitti lignei e sulle cui pareti era possibile scorgere frammenti decorativi. Tutto è stato recuperato: ogni frammento di intonaco, i solai sostenuti e rinforzati con interventi complessi; anche per l’Archivio la volta dugentesca ha subito un intervento di recupero statico. Questi ambienti risalgono al 1515. Oggi nella galleria è esposta una documentazione grafica e fotografica che illustra le fasi del recupero ed è destinata ad accogliere mostre temporanee a tema.

Nelle sale, che si sviluppano attorno al cortile quattrocentesco, gli oggetti esposti seguono una collocazione storica tendente a coniugare l’aspetto artistico con la storia della diocesi di Vercelli.
La prima sala contiene il calco in gesso del Crocifisso utilizzato per il restauro, l’evangeliario di S. Eusebio, una pergamena che riporta le figurazioni del primo duomo, il Vercelli book.
Nelle due sale successive sono esposti i reliquiari e gli arredi liturgici donati da devoti alla Chiesa vercellese a partire dal VII al XVII secolo. Vescovi e devoti hanno nel tempo arricchito la Chiesa eusebiana di oggetti, a memoria della loro devozione. Ricordare ciò che ha costituisto l’espressione e il simbolo della storia religiosa, come sostiene Mons. Masseroni, significa educare all’amore per le proprie radici, per la propria città. Questi oggetti così ricchi di pietre e di immagini sono già in se stessi espressione di bellezza che inducono ad imparare osservando a capire per trasmettere le conoscenze.

Reliquiari dal VII al IX secolo

CASSETTA RELIQUIARIA DI S. GIOVANNI BATTISTA E DEI S.S. APOSTOLI. (altare delle reliquie)
Descrizione: Rettangolare, con coperchio a quattro leggeri spioventi ornata di placchette rettangolari d'avorio intagliati con motivi fogliacei curvati ad s o con aquile. Larghezza: 0,20 m, altezza: 0,16 m, profondità: 0,10. Opere del VII-IX sec. ispirata a prototipi bizantini-ravennati.
Stato di conservazione: le singole placche sono ottimamente conservate, però parecchie mancano, si che l'armatura sottostante rimane a nudo. Mancano pure le pietre nei bordi, eccetto due, gialle.

Reliquiari dall'XI al XII secolo

CASSETTA RELIQUIARIA DI SANTA CATERINA
Descrizione: la cassetta poggia su alti piedi ricoperti di lastre incise con motivi a rete e a cerchi. Sulla faccia anteriore racchiusa da una cornice a smalto adorna di crocette, che classifica l’oggetto fra le chasses del tipo à croisettes e sul coperchio a spiovente l’una e l’altro a fondo dorato, sono incisi gruppi di cerchietti e sono applicate 16 placche circolari che incastonano pietre dure di vario colore e fra esse 5 (in origine 6) figure rilevate di santi coperte in parte da smalti. Sui due fianchi contro fondi a smalti azzurro scuri traversati da due bande più chiare, sono disegnate, fra cerchi ed altri ornati, le slanciate figure di due sante, Caterina e Barbara (?). Sul dietro la faccia ed il coperchio sono adorni di una vaga decorazione policroma a losanghe determinate dall’alterno succedersi degli smalti con le liste di rame dorato che li rinserrano. La cassetta che è un modesto, ma rappresentativo esemplare di queste chasses limosine del primo ‘200, è da mettere in relazione con la istituzione coeva fatta dal vescovo Lotario nel 1205, di una cappella dedicata in duomo a santa Caterina.
Materiali con cui è realizzato: rame in parte dorato e in parte adorno di smalti.
Produzione e provenienza: lavoro di Limoges – c. 1220-1230

CASSETTA RELIQUIARIA DI SANTA MARIA VERGINE E ALTRI SANTI
Descrizione: rettangolare con coperchio a tetto molto spiovente, formata al centro cuspide. Al centro dei uno dei lati maggiori, entro tondo l' Agnus Dei; dalla parte opposta animali fantastici; sui lati minori due piccole figure di angeli e due animali affrontati. Altri rilievi decorativi non ben decifrabili in lamina di argento d'orato inchiodato su legno. Larghezza: 0,12 m, altezza: 0,12 m, profondità: 0,05. Opera di arte pre-romanica. Per questa cassetta rimane ancora accettabile la vecchia datazione del Bandini: "fattura dei tempi dei re longobardi".
Stato di conservazione: non buono. La lamina è molto ammaccata, da non lasciare più ben leggeri i rilievi. Il fondo è rivestito da una lamina di ottone con quattro piedini a palle dello stesso metallo.

CASSETTA RELIQUIARIA DEI S.S. NAZZARO, CELSO E ALTRI SANTI
Descrizione: in lamina di argento lavorata a sbalzo inchiodati su legno con coperchio a tetto, a quattro spioventi. Tutt’intorno sono rappresentati i dodici apostoli sotto arcatelle a pieno sesto, quattro per ciascun lato maggiore, due per ciascun lato minore. Su una delle facce maggiori del coperchio il Salvatore entro una mandorla sostenuta da due angeli, sull’altra un grande arcangelo con le alispiegate, sulle facce minori la Agnus Dei. Larghezza: 0,20 m, altezza: 0,16 m, profondità: 0,10
Stato di conservazione: buono. Solo qua e là la lamina è ammaccata; su un angolo manca un pezzetto di fondo e di arcata.
Notizie storiche: opera romanica lombarda del XII secolo.


CASSETTA RELIQUIARIA DEL S. PRESEPE E DEL S. SEPOLCRO
Descrizione: rettangolare, con coperchio a tetto molto spiovente, terminante in tronco. Il lamina d'argento dorato, inchiodato su legno, lavorata a sbalzo con ornati a tondi e a rettangolari, contenenti animali fantastici. Un cordone ritorto orna gli spigoli. Larghezza: 0,12 m, altezza: 0,11, profondità: 0,045.
Stato di conservazione: qua e là la lamina è ammaccata e in certi puntisaltata, lasciando scorgere il legno sottostante. Il fondo della cassetta è ricopertoda una lamina di ottone con quattro piedini a palla dello stesso modello.
Notizie storiche: opera romanico primitiva, probabilmente del sec. XI, dimolta bellezza decorativa.


CROCIFISSO IN LAMINA D'ARGENTO (nella quinta cappella a desta)
Descrizione: il Cristo, con gli occhi aperti e col capo incoronato, s'erge perfettamente frontale e verticale. I piedi non sono sovrapposti, ma paralleli e leggermente discosti, e appoggiano su uno sgabello a piano inclinato. Le braccia sono aperte secondo una linea perpendicolare al busto. Il perizoma scende lungo tutta la coscia, formando su ciascuna un'isola di maggior aderenza, intorno a cui concentricamente si sviluppano le pieghe. La lamina d'argento, di cui è forgiato il Cristo, si modella sopra un'anima mastice. La croce di legno è anch’ essa rivestita di una lamina d'argento lavorata con motivi decorativi. Alle quattro estremità la croce reca dei bassorilievi. In basso un Santo Vescovo seduto, col pastorale e la mitria, con la destra levata benedicente, riceve l'omaggio di un donatore inginocchiato presentato da un angelo con turibolo. Alle due estremità verticali della croce, le figure di Maria e Giovanni; lungo il bordo inferiore di questo braccio una scritta che dice: MULIER ECCE FILIUS TUUS- AD DISCIPULUM. Sopra il capo del Cristo, un altra scritta: I.H.S. JESUS NAZARENUS REX JUDEORUM. Quindi due busti entro tondi con l'indicazione inframessa: SOL-LUNA; sopra, mandorla col Cristo, di cui si vede soltanto la parte inferiore: una figura mossa da uno slancio ascensionale, e due angeli atteggiati ad angolo. I due angeli, che dovevano essere in alto a chiudere la inquadratura della mandorla, mancano. Allo sgabello su cui poggiano i piedi del Cristo, sul lato inclinatoopposto ad essi, è applicata una lamina sbalzata con una Discesa al Limbo a tre figure. Misure della croce: m. 2,35 x 2,40.
Stato di conservazione: Recentemente il Crocifisso è stato calato dall' altare per fissare in alcuni punti la lamina che tendeva a sollevarsi e accartorciarsi. E da vicino si sono meglio potuto vedere i danni che nei secoli ha subito. Anzitutto la testa del Cristo è un rifacimento, forse del Settecento, quando tanti lavori furono fatti in S. Eusebio. Lo schema antico è stato certamente conservato, ma la lamina è liscia, nuova e trattata in un modo petantesco, che indica il ricalco da un modello. Si vede il taglio fra testa e corpo sul collo. Gli occhi di smaltosono gli antichi Anche la corona mostra di essere stata rimaneggiata: il cerchio con le pietre (alcune mancanti) è antico, ma sopra, tutt'intorno, è stato aggiunto un piccolo ricamo di ferro battuto. Qua e là poi si vede che la lamina deve esser stata fissata e forse distesa con qualche alterazione dello stile originale: per esempio nel torace. Anche la lamina che riveste la croce è stata in qualche punto sostituita: per esempio, tutto il nimbo dietro la testa del Cristo e la zona circostante è recente, probabilmente contemporaneo al rifacimento della testa. La parte inferiore del bracco traversale dove la scritta è molta corrosa. I bassorilievi sono discretamente conservati; soltanto quello superiore con l'Ascensione è stato in parte tagliato. Tale lo stato del crocifisso prima degli ultimi restauri (1933-34). E questi hanno arrecato altri danni, poichè il restauratore, invece di limitarsi a fissare la lamina sollevata, erroneamente interpretando come un guasto la depressione della lamina in alcuni punti, per esempio le mani, l'ha rialzata, guastando così irrimediabilmente lo slancio in avanti che l'affondare della modellazione del polso e nelle mani conferiva nel torso del Cristo.
Notizie storiche e artistiche: Opera romanica dell'XI secolo. E' tradizione che questo crocifisso sia stato donato da Galeazzo Maria Visconti, per suggerimento della moglie Bona di Savoia, al cognato, il Beato Amedeo IX. Nei bassorilievi è visibile una certa disparità stilistica: la Discesa al Limbo e l'Ascensione appaiono più eleganti, più allungati, più agitati linearmente, si da far pensare ch'essi non siano contemporanei e fino dall'inizio pertinenti al Crocifisso ma d'epoca anche più remota, prossima nell'arte Carolingia. Il Rosenborg ha notato rapporti fra la Discesa al Limbo e i disegni del Psalterio di Utrecht; e affinità possono riscontrarsi anche con la rilegatura del Codex Aureus della Staatsbibl. di Monaco.

Reliquiari del XIV secolo

RELIQUIARIO ARCHITETTONICO
Descrizione: il reliquiario ha la forma di un edicola architettonica: sulla base, in argento traforato, poggiano quattro pilastrini con capitelli a crocuet sostenenti un timpano, pure in argento; quest’ultimo è decorato lungo i due spioventi da una volta merlatura (faccia anteriore) e da una crocetta a guglie in lamina d’argento intagliata (faccia posteriore), su entrambe le facce anteriori del reliquiario, il rosone è affiancato da due finestrelle per le reliquie e mostra al centro una pietra ovale color lavanda con l’immagine intagliata di un vecchio barbuto cui si sovrappongono altri due profili maschili (forse? Reimpiego di una gemma antica) all’interno dell’edicola stanno due angeli in rame dorato, posti al lato di un bauletto in rame contenente il dito di san Barnaba. Gli angeli, poggiati su larghe nuvole in rame dorato, sostengono una cornice a mandorla in argento e smalto translucido blu e verde (argento/smalto blu/ argento/ smalto verde) con bordo in rame dorato (motivo a cardone). La mandorla serve a racchiudere l’ampolla vitrea con la reliquia di santa Caterina pendente, e fissata tramite filo metallico alle pareti interne del timpano; a quest’ultimo è pure appeso un alberello corallo rosso (che chiude posteriormente la fialetta con il latte di santa Caterina) cui sono fissati con graffe castani metallici ospitanti paste vitree blu e marroni (molte mancanti).


BUSTO RELIQUIARIO DI SAN PANTALEONE IN LAMINA DI RAME LAVORATA A SBALZO A TRAFORO E A CESELLO, IN PARTE ARGENTATA E IN PARTE DORATA
Descrizione: poggia su una base con tante colonnine tortili culminate da pinnacoli e rinserrati altrettanti scomparti con finestroni, occhi a raggere a traforo sormontate da ghimberghe fiorite. Caratteristiche artistiche: lavoro piuttosto rude me con tuttavia tratti spiccati ed espressivi. Materiali con cui è realizzato: di rame a sbalzo, in parte argentato e dorato.
Produzione e provenienza: oreficeria locale degli anni 1400-’01.

Reliquiari del XV secolo

RELIQUIARIO OSTENSORIO (nel tesoro)
Descrizione: teca di cristallo contenente un anello, retta da un piede polilobo d'argento e chiusa da un coperchio su cui si drizza una statuina di Santo. Il piede reca uno stemma. Altezza: m 0,24; diametro base m. 0.07. Opera d'oreficeria del secolo XVI.
Stato di conservazione: Buono.


URNA D'ARGENTO DI SANT'EUSEBIO PER IL GIOVEDI' SANTO (nel tesoro)
Descrizione: rettangolare, con alto coperchio a cupola, lavorata a traforo, con motivi di volute partenti da una testa d'angelo posta al centro dei due lati minori, e al centro della duplice divisione dei due lati maggiori. Angeli in piedi a guisa di lesene stanno agli spigoli e al centro dei lati maggiori. Quattro piccole aquile fungono apparentemente da piedi (in realtà l'urna poggia su quattro pomi più interni). Lunghezza m. 0,64; altezza m. 0,57; spessore m. 0,37. Opera del tardo Cinquecento, di tipo lombardo.
Stato di conservazione: Buono

Reliquiari del XVI secolo

RELIQUIARIO OSTENSORIO (nel tesoro)
Descrizione: teca di cristallo contenente un anello, retta da un piede polilobo d'argento e chiusa da un coperchio su cui si drizza una statuina di Santo. Il piede reca uno stemma. Altezza: m 0,24; diametro base m. 0.07. Opera d'oreficeria del secolo XVI.
Stato di conservazione: Buono.

URNA D'ARGENTO DI SANT'EUSEBIO PER IL GIOVEDI' SANTO (nel tesoro)
Descrizione: rettangolare, con alto coperchio a cupola, lavorata a traforo, con motivi di volute partenti da una testa d'angelo posta al centro dei due lati minori, e al centro della duplice divisione dei due lati maggiori. Angeli in piedi a guisa di lesene stanno agli spigoli e al centro dei lati maggiori. Quattro piccole aquile fungono apparentemente da piedi (in realtà l'urna poggia su quattro pomi più interni). Lunghezza m. 0,64; altezza m. 0,57; spessore m. 0,37. Opera del tardo Cinquecento, di tipo lombardo.
Stato di conservazione: Buono

Reliquiari dal XVII al XVIII secolo

CALICE CON COPERCHIO (nel tesoro)
Descrizione: Il piede, il corpo e il coperchio del calice, a semplici forme, sono rivestiti, eccetto i bordi, da una lastra d'argento ornata sparsamente di smalti traslucidi a sottili motivi di tipo genericamrnte pompeiano, ma seminati di piccoli fiori di schirtto sapore settecentesco, che richiamano i disegni floreali sparsi e minuti di certi broccati settecenteschi. sul coperchio s'erge una statuina in argento del Battista. Altezza: m 0,23 (senza la statuina). Smalti del secolo XVIII.
Stato di conservazione: Buono